L'Educazione Medica Continua
(ECM)

SCHEMA DI PIANO SANITARIO NAZIONALE 2003 - 2005
Presentazione
Le modificazioni legislative intervenute nel 2001
(modifica del titolo V, cap. II della Costituzione)
e l'approvazione da parte del Governo del Disegno di
Legge sulla devoluzione (che porterà nel prossimo
futuro ad una ulteriore modifica dell'art. 117 della
Costituzione), con i conseguenti nuovi poteri attribuiti
alle Regioni determineranno, nei mesi e negli anni a
venire, importanti trasformazioni nella sanità
italiana.
E' dunque naturale che il Piano Sanitario Nazionale
2003-2005 si ponga in una ottica del tutto nuova e coerente
con questi cambiamenti legislativi e politici trasformandosi,
rispetto ai precedenti Piani, da atto programmatico
per le Regioni in Progetto di Salute condiviso e attuato
con le Regioni in modo sinergico e interattivo.
L'accordo Stato-Regioni dell'8 agosto 2001 ha disegnato
un buon modello di collaborazione tra lo Stato e le
Regioni che il Ministero della Salute e la Conferenza
delle Regioni hanno deciso debba costituire il prototipo
di ogni futura iniziativa in sanità. Esso è
in grado di prevenire i conflitti istituzionali e di
garantire ai cittadini italiani che le istituzioni operino
in sinergia, dando concreta attuazione a quel principio
di sussidiarietà che è ritenuto oggi il
fondamento su cui basare le attività di interesse
pubblico.
Il Piano 2003-2005 individua gli obiettivi strategici
e generali di salute per l'Italia per l'importanza particolare
che rivestono per la salute dei cittadini, mentre l'Accordo
delinea modelli sperimentali coerenti con gli obiettivi
condivisi del PSN, che vanno sostenuti anche con risorse
dedicate.
Il Ministro della Salute
Prof. Girolamo Sirchia
Indice
Il quadro di riferimento
| 1. |
I nuovi scenari e i fondamenti del
Servizio Sanitario Nazionale |
| 1.1. |
Il primo Piano Sanitario Nazionale dopo il cambiamento |
| 1.1.1. |
L'etica del sistema |
| 1.2 |
Dalla sanità alla salute: la nuova visione ed
i principi fondamentali |
| |
|
| Parte Prima: I dieci progetti per
la strategia del cambiamento |
| |
|
| 2. |
I dieci progetti per la strategia del cambiamento |
| 2.1. |
Attuare, monitorare e aggiornare l'accordo sui
livelli essenziali ed appropriati di assistenza
e ridurre le liste di attesa |
| 2.2. |
Promuovere una rete integrata di servizi sanitari
e sociali per l'assistenza ai malati cronici, agli
anziani e ai disabili |
| 2.2.1. |
La cronicità, la vecchiaia, la disabilità: una
realtà della società italiana che va affrontata
con nuovi mezzi e strategie |
| 2.2. |
Le sfide per il Servizio Sanitario Nazionale |
| 2.3. |
Garantire e monitorare la qualità dell'assistenza
sanitaria e delle tecnologie biomediche |
| 2.4. |
Potenziare i fattori di sviluppo (o "capitali")
della sanità |
| 2.5. |
Realizzare una formazione permanente di alto livello
in medicina e sanità |
| 2.6. |
Promuovere l'eccellenza e riqualificare le strutture
ospedaliere |
| 2.7. |
Promuovere il territorio quale primaria sede di
assistenza e di governo dei percorsi Sanitari e
Socio-Sanitari |
| 2.7.bis |
Potenziare i Servizi di Urgenza ed Emergenza |
| 2.8. |
Promuovere la ricerca biomedica e biotecnologica
e quella sui servizi sanitari |
| 2.9. |
Promuovere gli stili di vita salutari, la prevenzione
e la comunicazione pubblica sulla salute |
| 2.10. |
Promuovere un corretto impiego dei farmaci e la
farmacovigilanza |
| |
|
| Parte Seconda: Gli obiettivi
generali |
| |
|
| 3. |
La promozione della salute |
| 3.1. |
Vivere a lungo, vivere bene |
| 3.2. |
Combattere le malattie |
| 3.2.1. |
Le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari |
| 3.2.2. |
I tumori |
| 3.2.3. |
Le cure palliative |
| 3.2.4. |
Il diabete, le malattie metaboliche |
| 3.2.5. |
I disturbi del comportamento alimentare |
| 3.2.6. |
Le malattie respiratorie e allergiche |
| 3.2.7. |
Le malattie reumatiche ed osteoarticolari |
| 3.2.8. |
Le malattie rare |
| 3.2.9. |
Le malattie trasmissibili prevenibili con la vaccinazione |
| 3.2.10. |
La sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS)
e le malattie a trasmissione sessuale |
| 3.3. |
Ridurre gli incidenti e le invalidità |
| 3.4. |
Sviluppare la riabilitazione |
| 3.5. |
Migliorare la medicina trasfusionale |
| 3.6. |
Promuovere i trapianti di organo |
| |
|
| 4. |
L'ambiente e la salute |
| 4.1. |
I cambiamenti climatici e le radiazioni ultraviolette |
| 4.2. |
L'inquinamento atmosferico |
| 4.2.1. |
L'amianto |
| 4.2.2. |
Il benzene |
| 4.3. |
La carenza dell'acqua potabile e l'inquinamento |
| 4.4. |
Le acque di balneazione |
| 4.5. |
L'inquinamento acustico |
| 4.6. |
I campi elettromagnetici |
| 4.7. |
Lo smaltimento dei rifiuti |
| 4.8. |
Pianificazione e risposta sanitaria in caso di
eventi terroristici ed emergenze di altra natura |
| 4.9 |
Salute e sicurezza nell'ambiente di lavoro |
| |
|
| 5. |
La sicurezza alimentare e la sanità veterinaria |
| 6. |
La salute e il sociale |
| 6.1. |
Le fasce di povertà e di emarginazione |
| 6.2. |
La salute del neonato, del bambino e dell'adolescente |
| 6.3. |
La salute mentale |
| 6.4. |
Le tossicodipendenze |
| 6.5. |
La sanità penitenziaria |
| 6.6. |
La salute degli immigrati |
2.5.
Realizzare una formazione permanente di alto livello in
medicina e sanità
L'Educazione Continua in Medicina (ECM), vale a dire la
formazione permanente nel campo delle professioni sanitarie,
deve rispondere alla esigenza di garantire alla collettività
il mantenimento della competenza professionale degli operatori.
Come tale, essa si configura come un elemento di tutela
dell'equità sociale e riassume in sé i concetti di responsabilità
individuale e collettiva, insiti nell'esercizio di ogni
attività volta alla tutela e alla promozione della salute
della popolazione.
Già nel 1999 (Decreto Legislativo 19 giugno 1999 n. 229)
e nel 2000 (Decreto Ministeriale 5 luglio 2000) ne sono
state delineate l'infrastruttura amministrativa, decisionale
e politica, ed è stato valorizzato il ruolo sociale della
formazione permanente, in una situazione nella quale le
iniziative, pur numerose, e prevalentemente di tipo congressuale,
erano focalizzate quasi esclusivamente sulla professione
medica, interessando le altre professioni dell'area sanitaria
solo in maniera frammentaria.
La volontarietà era, del resto, la caratteristica portante
di queste iniziative: nonostante il valore spesso molto
elevato di alcune di esse, non è sempre stata data sufficiente
importanza alla dimensione deontologica della formazione
professionale, intesa non solo come un dovere di valorizzazione
della propria professionalità e di autoarricchimento,
ma anche come una responsabilità forte nei riguardi della
collettività.
L'accordo in Conferenza Stato-Regioni del 20 dicembre
2001 ha sancito, in maniera positiva, la convergenza di
interesse tra Ministero della Salute e Regioni nella pianificazione
di un programma nazionale che, partendo dal lavoro compiuto
dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua,
si estenda capillarmente così da creare una forte coscienza
della autoformazione e dell'aggiornamento professionale
estesa a tutte le categorie professionali impegnate nella
sanità.
La Commissione Nazionale per la Formazione Continua, istituita
nel 2000 e rinnovata il 1 febbraio 2002, ha affrontato
innanzitutto il problema dell'impostazione ex novo del
sistema della formazione permanente e dell'aggiornamento
sia sotto il profilo organizzativo ed amministrativo sia
sotto quello della cultura di riferimento, attraverso
confronti nazionali e regionali con diversi attori del
sistema sanitario: ciò ha portato alla attivazione di
un programma nazionale di formazione continua attivo dal
gennaio 2002. Un elemento caratterizzante del programma
è la sua estensione a tutte le professioni sanitarie,
con una strategia innovativa rispetto agli altri Paesi.
Il razionale sotteso a questo approccio è evidente: nel
momento in cui si afferma la centralità del paziente e
muta il contesto dell'assistenza, con la nascita di nuovi
protagonisti e con l'emergere di una cultura del diritto
alla qualità delle cure, risulta impraticabile la strada
di una formazione élitaria, limitata ad una o a poche
categorie professionali e diviene obbligo morale la garanzia
della qualità professionale estesa trasversalmente a tutti
i componenti della équipe sanitaria, una utenza di oltre
800.000 addetti delle diverse professioni sanitarie e
tecniche. In una prospettiva ancora più ampia, la formazione
continua potrà diventare uno degli strumenti di garanzia
della qualità dell'esercizio professionale, divenendo
un momento di sviluppo di una nuova cultura della responsabilità
e del giusto riconoscimento della eccellenza professionale.
Partendo dalle premesse culturali e sociali sopra delineate,
il programma si pone l'obiettivo di disegnare le linee
strategiche della formazione continua, nella quale i contenuti
ed i fini della formazione siano interconnessi con gli
attori istituzionali. E ciò è particolarmente significativo
per quanto concerne la ripartizione tra obiettivi formativi
di rilevanza nazionale, di rilevanza regionale e di libera
scelta.
Gli obiettivi nazionali devono discendere, attraverso
una intesa tra Ministero della Salute e Regioni, dal presente
Piano e stimolare negli operatori una nuova attenzione
alle dimensioni della salute -in aggiunta a quelle della
malattia-, alla concretezza dei problemi sanitari emergenti
ed ai nuovi problemi di natura socio-sanitaria.
Gli obiettivi formativi di interesse regionale devono
rispondere alle specifiche esigenze formative delle amministrazioni
regionali, chiamate ad una azione più capillare legata
a situazioni epidemiologiche, sociosanitarie e culturali
differenti. Il ruolo delle Regioni, nel campo della formazione
sanitaria continua, diviene così un ulteriore strumento
per il pieno esercizio delle competenze attribuite dalla
Costituzione alle Regioni stesse: elemento di crescita
degli operatori sanitari, di loro sensibilizzazione alle
realtà, in una parola, di coerenza e di compliance della
qualità professionale con le specifiche richieste dei
cittadini e del territorio. Infine, gli obiettivi formativi
di libera scelta dell'operatore sanitario rappresentano
l'elemento eticamente forse più rilevante della nuova
formazione permanente: essi, infatti, si richiamano direttamente
alla capacità dell'operatore di riconoscere le proprie
esigenze formative, ammettere i propri limiti e decidere
di colmarli. Un ulteriore elemento di novità è rappresentato
dal coinvolgimento di Ordini, Collegi e Associazioni professionali,
non solo quali attori della pianificazione della formazione,
ma anche quali organismi di garanzia della sua aderenza
agli standard europei ed internazionali. Sotto quest'ultimo
profilo, attenzione dovrà essere posta proprio all'armonizzazione
tra il sistema formativo italiano e quello europeo, in
coerenza con i principi della libera circolazione dei
professionisti.
Ancora, le Società Scientifiche dovranno trovare ampia
valorizzazione nel sistema della formazione continua,
garanti non solo della solidità delle basi scientifiche
degli eventi formativi, ma anche della qualità pedagogica
e della loro efficacia.
Da ormai molti anni la maggior parte delle Società Medico
Scientifiche Italiane si è riunita nella Federazione Italiana
delle Società Medico Scientifiche (FISM), che ha operato
per dare agli specialisti italiani un ruolo di interlocuzione
con le Istituzioni, inteso primariamente come contributo
culturale ed operativo all'identificazione ed allo sviluppo
delle attività sanitarie e mediche nel Paese. Oggi le
Società Scientifiche hanno trovato pieno riconoscimento
del loro ruolo per l'ECM, la cui organizzazione si è così
arricchita di risorse culturali ed umane. Nel sistema
che si sta creando, dovrà anche essere dedicata attenzione
al mondo della editoria, sia cartacea che on-line, in
maniera da garantire che i prodotti immessi in circolazione
siano coerenti con le finalità del sistema formativo.
Da ultimo, ma non meno importante, è il coinvolgimento
degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico,
delle Aziende Ospedaliere e delle Università nonché delle
altre strutture sanitarie pubbliche e private: esse rappresentano
la naturale sede della formazione continua, in quanto
in grado di offrire quella "formazione in contesto
professionale", eminentemente pratica ed operativa,
senza la quale la formazione continua rimane un mero esercizio
cognitivo, privo di qualsiasi possibilità di ricaduta
concreta sulla qualità delle cure. |